“Bodegón di sensazioni: oggetti come ponte per generare un senso di
appartenenza collettiva.”
Se dovessi scegliere un oggetto-tesoro che hai a casa, quale sarebbe? Uno che rappresenta un ricordo speciale, ben oltre il suo valore economico, uno che ti permette di viaggiare in quel momento, verso quella persona, quella sensazione che ti ha segnato.
Una pausa per pensarci…
E se avessi l’opportunità di conoscere un po’ del mondo sensibile di quel vicino che incontri di tanto in tanto al panificio? O quell’altra che ha quei bellissimi basilici sulla sua finestra? Quale sarebbe il suo oggetto scelto, quello che si trova in un luogo speciale della sua casa, e quale sarebbe la storia dietro di esso? Con quale criterio si può determinare la compatibilità visiva di una famiglia di oggetti? Per colore? Per data di realizzazione? Per materialità? Per la sua utilità/uso? Per la forma? Per la sua provenienza geografica? Nella convivenza tra persone in un complesso residenziale, che ruolo hanno le somiglianze? Come riusciamo a notare quali qualità abbiamo in comune con chi condividiamo il territorio?
Il progetto nel quartiere del complesso di Via Morosini ci ha permesso di creare un momento di connessione tra vicini. Ogni persona ha portato all’incontro un oggetto speciale, ma non si trattava solo di depositarlo su un tavolo per fotografarlo; per comprendere il valore di quell’oggetto, ciascuno ci ha condiviso l’aneddoto per cui quel pezzo era importante. Dedicare del tempo di qualità all’ascolto del mondo emotivo di qualcuno che non conosciamo in profondità ci avvicina. La prossima volta che lo vedremo per strada, l’anonimato e l’isolamento che le città e le migrazioni massive facilitano tanto si disgregano un po’. Quel vicino non è più una persona qualsiasi, è quella persona che ha in casa quel peluche di una pecora, regalo della sua zia di tanti anni fa, zia che è stata la sua maggiore compagnia durante l’infanzia. O è quella vicina che è arrivata da così lontano per vivere in Italia e porta con sé, in ogni trasloco, certi oggetti accuratamente selezionati, come quei pins che originariamente appartenevano a suo padre e ora portano un po’ di quella storia nella sua casa. Abbiamo avuto la fortuna di poter dare forma tangibile a questa esperienza umana: il murale che abbiamo realizzato ci permette di avere un ricordo concreto di quel momento condiviso. Ogni oggetto scelto ha dato forma alla composizione che poi è stata dipinta su un muro del complesso residenziale di Via Morosini, dimostrando che l’atto di dipingere un murale può essere un modo per onorare delle storie. Storie che, per quanto possano essere davvero molto diverse, accadono simultaneamente, e proprio come su questo muro convivono in armonia una conchiglia, un paio di scarpe da calcio e una boccia, è la diversità che arricchisce il territorio del quartiere. Ora, guardando al quartiere dalla strada, si può vedere un piccolo e prezioso frammento di chi abita dentro questi edifici, dando loro vita con la loro presenza. Questo murale in particolare non esisterebbe senza queste esperienze, e non è completo se manca un oggetto o se manca un vicino. Dimostra che possiamo rispettare e commuoverci di fronte alle esperienze altrui, e che scegliere di condividere un po’ della propria intimità in uno spazio comunitario condiviso ci offre l’opportunità di sapere un po’ di più su chi è l’altro. E la prossima volta che lo vedremo passare in bicicletta la mattina, potremo salutarlo con un sorriso doppiamente complice.